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Cronaca

Assoluzione Sorbara, i giudici: "Sorbara e Raso solo amici, nessun asservimento del primo al sodalizio mafioso"

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Dopo l'assoluzione in secondo grado per Marco Sorbara nel processo Geenna, accusato di esser funzionale ad un sodalizio 'ndranghetista, arrivano anche le motivazioni della sentenza che lo ha scagionato con formula piena. Secondo i giudici d'appello, infatti, i rapporti che Sorbara intratteneva con Antonio Raso - noto ristoratore aostano - era di mera amicizia, non prefigurando dunque un vero e proprio "asservimento nelle funzioni pubbliche esercitate alle esigenze del clan". Da questo punto di vista è stata del tutto sconfessata la tesi del PM che invece sosteneva una partecipazione attiva, seppur esterna, ad sodalizio malavitoso. 

I giudici sottolineano come Sorbara tendesse a dare di sé un immagine del politico "campione della calabresità" intramontana, in una regione nella quale la comunità calabrese è consistente e di assoluto rilievo dal punto di vista elettorale. In questo senso va letta anche l'amicizia con Raso e l'abituale frequentazione della Rotonda, ma alcuna condotta penale sarebbe dimostrabile in questa condotta. Se poi lo sguardo si pone sulla sua azione amministrativa, la sentenza non lascia spazio ad interpretazioni: "l'attività amministrativa dell'imputato è stata messa al setaccio dagli inquirenti senza che emergessero irregolarità di sorta e men che meno foriere di poter sortire sviluppi in sede penale o contabile".

Diversa invece è la posizione di Monica Carcea, ex Assessore alla Programmazione, alle Finanza e al Patrimonio del Comune di Saint-Pierre. Per lei in effetti la condanna è stata confermata, seppur ridotta a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Secondo i giudicanti - al contrario di quanto sostenuto dall'accusa - non si rileverebbe alcun "patto politico-mafioso tra l'imputata e il sodalizio mafioso" sottostante alla sua candidatura e successiva nomina politica. Però la donna fu "approcciata con decisione" successivamente da Antonio Raso e Marco Di Donato, "ad elezione avvenuta". Approccio alla quale l'imputata non si sarebbe sottratta, ma anzi avrebbe aderito progressivamente al punto  di "chiamare in causa Di Donato e Raso per risolvere problematiche di carattere politico-istituzionale oltre che amministrativo",  "puntualmente recandosi a più rendez-vous presso il ristorante del secondo e soprattutto presso l'abitazione del primo". Per questo se non risulta contestabile una adesione piena e organica alla cosca, è stato possibile riscontrare una continuativa "funzionalizzazione dell'attività politico-istituzionale dell'appellante alle esigenze di conservazione e incremento del prestigio del gruppo".