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Economia e Lavoro

Arev "Il modello di allevamento valdostano non ha impatto negativo sull’ambiente"

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L'Associazione Regionale degli Allevatori della Valle d'Aosta ha inviato una lettera, firmata dal suo Presidente Edi Henriet, ai Consiglieri Regionali e ai mezzi d'informazione in merito al modello di allevamento valdostano e al suo impatto sull'ambiente.

La ripotiamo di seguito integralmente.

"Le tematiche ambientali sono d’attualità e, con loro, le prese di posizione che criminalizzano il settore dell’allevamento, accusato di essere responsabile della produzione di gas a effetto serra, oltre che di avere un forte impatto sugli ecosistemi. Si arriva a consigliare di limitare il consumo di carne per mitigare questi impatti negativi.

Dal 2006, anno di pubblicazione del rapporto FAO Livestock’s long shadow, la pressione dell’opinione pubblica sul comparto delle produzioni zootecniche è aumentata. Il rapporto riferisce che il 18% delle emissioni globali di gas a effetto serra sono da imputare alla zootecnia. In particolare si attribuisce a tale settore il 9% delle emissioni di anidride carbonica CO2; il 35-40% di metano, CH4; il 65% di protossido di azoto, N2O. Questi dati, sono stati ridimensionati da studi successivi, tra i quali quello di Pulina G., Francesconi A.H.D, Mele M., Ronchi B., Stefanon B., Sturaro E., Trevisi E. pubblicato su Italian Journal of Agronomy nel 2011 (Sfamare un mondo di nove miliardi di persone: le sfide per una zootecnia sostenibile, pubblicato su Italian Journal of Agronomy volume 6 pagg. 39-44). I valori descritti in questo studio sono compresi tra il 2-4% e il 3-8% nel Paesi occidentali dimostrando l’infondatezza dei risultati ottenuti dal rapporto FAO.

A livello nazionale, le stime indicano che il settore zootecnico incide per il 3,22% sulle emissioni italiane (come anche indicato nello studio ISPRA del 2010), ripartito per il 65% nelle regioni settentrionali, per il 9% nelle regioni centrali e per il 26% nelle regioni meridionali e insulari.

Tuttavia il modello di allevamento praticato in Valle d’Aosta non è questo!

Il nostro comparto produttivo è rappresentato da aziende eco-compatibili, con un carico animale corretto sulle superfici gestite e soprattutto una gestione di tipo tradizionale ed un’elevata attenzione alle condizioni di benessere degli animali. In questo modo, riesce a offrire al consumatore cibo sano e piaceri gustativi autentici.

Il modello di agricoltura valdostano è quindi esattamente quello di agricoltura sostenibile sul quale la comunità scientifica internazionale sta cercando di focalizzare l’attenzione dei responsabili politico/economici mondiali. Qui, infatti, con la finalità di recuperare e conservare lo spazio rurale, il sistema zootecnico di carattere intensivo non ha preso piede e nemmeno la tendenza diffusa a uniformare le tecniche di allevamento e i tipi genetici. I sistemi zootecnici tradizionali sono invece stati adeguati e conservate le razze autoctone. Oggi, la zootecnia di montagna può essere il più importante alleato per le sfide ambientali, alimentari e per lo sviluppo dell’economia reale. I sistemi estensivi tradizionali sono caratterizzati da un numero limitato di animali in rapporto alla superficie, da produzioni minori rispetto agli allevamenti intensivi sia per quanto riguarda gli animali sia per la produttività a ettaro, da un utilizzo di prati e pascoli e da un ridotto uso di combustibili fossili. Tutto ciò garantisce un uso ottimale ed efficiente delle risorse locali, in un contesto di salvaguardia agro-ambientale. Inoltre l’assenza di una concimazione chimica, prevista anche dal Programma di Sviluppo Rurale, evita problemi alla microflora del terreno e alla pedofauna, garantendo un equilibrio produttivo attraverso le restituzioni organiche.

Considerando inoltre la capacità di sequestro di anidride carbonica (CO2) e l’efficienza energetica dei prati e dei pascoli necessarie per poter effettuare una corretta valutazione della sostenibilità dei sistemi estensivi, si può affermare che il pascolo presenta rendimenti massimi, in quanto gli animali prelevano il foraggio e, al tempo stesso, restituiscono le deiezioni totalmente o parzialmente (nel caso in cui si ha il ricovero degli animali dopo il pascolamento). In questo modo, si limita l’intervento umano sul cotico. Per quanto riguarda il sequestro di CO2, i pascoli presentano capacità elevate di assorbire CO2 che dipendono dalle pratiche di gestione e dall’età dei cotici, come sostenuto da Gusmeroli F. nel 2012 nello studio Prati e pascoli, componenti imprescindibili di una zootecnia alpina eco-sostenibile (Quanderno SoZooAlp n° 7).

È possibile dunque affermare che le aziende di montagna, localizzate in aree disagiate, sono in grado di tutelare l’ecosistema poiché, oltre a fornire prodotti di qualità eccellente, sono in grado di fornire numerosi servizi ecosistemici al territorio e alla collettività, mantenendo l’elevata biodiversità presente sui pascoli alpini valdostani. Nel dettaglio, l’utilizzo dei pascoli alpini, che caratterizza gran parte degli allevamenti valdostani, consente di ottenere numerosi benefici dal punto di vista ambientale tra cui: la produzione di foraggio verde per il bestiame ad altitudini tali da essere unicamente sfruttate con il pascolo (funzione produttiva), il mantenimento della fertilità del suolo (data soprattutto dalla parte ipogea del suolo, che trattiene gli elementi minerali), il contenimento di valanghe dovuto alla presenza del cotico erboso ben gestito (funzione protettiva), mantenimento della biodiversità (funzione ecologica), il mantenimento della tradizione storica e culturale del popolo valdostano con la costruzione di edifici tipici, di muretti a secco, di terrazzamenti (funzione storico-culturale). Tutti questi aspetti sono stati esaminati attentamente in numerosi studi tra cui si può citare l’approfondimento di Gusmeroli F. nel 2012 nello studio Prati, pascoli e paesaggio alpino (SoZooAlp).

Alla luce di quanto sopra, riteniamo sbagliato proporre la riduzione di consumi di carne ma semmai doveroso incrementare il consumo quotidiano di prodotti locali, favorendo così il mantenimento armonioso del territorio, della biodiversità e dell’ecosistema in maniera positiva. Quindi, con il consumo di cibo sano e proveniente da filiere vicine e controllate, il consumatore potrà continuare a godere di un ambiente accogliente, gradevole e nel quale migliorare la propria qualità di vita. Aosta, lì 30 settembre 2019".