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Cronaca

Appello Geenna: assolto l'ex consigliere regionale Marco Sorbara, confermate le altre condanne

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Il giorno della verità è arrivato, ovvero quello di oggi dove erano attese le due sentenze due sentenze del processo d'appello per l'inchiesta Geenna della Dda di Torino, dei carabinieri del Ros e del nucleo operativo di Aosta, sulla presenza della 'ndrangheta in Valle d'Aosta.

La prima delle due, per coloro che avevano scelto il rito abbreviato è arrivata intorno alle 14 e 30, e ha confermato le 11 condanne inflitte in primo grado.

Confermate quindi le condanne a Bruno Nirta, considerato dalla Dda il capo della cosca aostana, che è stato condannato a 12 anni e 7 mesi e 20 giorni di reclusione (in primo grado era stato condannato a 12 anni e 8 mesi). Condannati per associazione a delinquere di stampo mafioso anche Marco Di Donato, condannato a 9 anni, il fratello Roberto Di Donato (a 5 anni e 4 mesi) e Francesco Mammoliti (a 5 anni e 4 mesi). Condannato anche l'avvocato torinese Carlo Maria Romeo (a 4 anni e 6 mesi), Giacomo Albanini (a 1 anno di reclusione), Roberto Bonarelli (a 1 anno e 6 mesi), Roberto Fabiani (a 10 mesi e 20 giorni), Salvatore Filice (a 2 anni e 4 mesi), Rocco Rodi (a 1 anno) e Bruno Trunfio (a 4 anni). Le motivazioni della sentenza arriveranno entro 90 giorni.

Subito dopo le difese degli 11 hanno annunciato il ricorso Cassazione. "Le sentenze non si discutono, ma si impugnano - commenta il difensore di Bruno Nirta, ovvero l'avvocato Luigi Tartaglino - certo è che la Corte ha ritenuto di confermare la sentenza di primo grado. Noi riteniamo che non ci siano elementi di prova tale da affermare la responsabilità  penale del mio assistito, né per l'accusa di associazione mafiosa e né tanto meno per quella che riguarda l'associazione per il traffico di droga. Per cui, una volta lette le motivazioni - continua l'avvocato - andremo in Cassazione''.

Delusa della sentenza anche per l'avvocato Anna Chiusano, che assiste Alex Roberto Di Donato, che commenta: ''Siamo delusi, ora aspettiamo di leggere le motivazioni e poi valuteremo il ricorso in Cassazione. La Corte di fatto ha confermato la sentenza di primo grado, per noi, comunque non sussiste l'ipotizzata partecipazione all'associazione contestata al nostro assistito''.

Anche il legale di Marco Fabrizio Di Donato, condannato a 9 anni, annuncia ricorso in Cassazione. ''Siamo fermamente convinti dell'estraneità ai fatti contestati - dice l'avvocato Demetrio La Cava - dopo la lettura delle motivazioni presenteremo ricorso in Cassazione''. 

Hanno annunciato l'impugnazione della sentenza d'appello anche i difensori di Salvatore Filice, ovvero gli avvocati Gianfranco Sapia ed Elena Corgnier: "Continuiamo ad essere fermamente convinti dell'innocenza del nostro assistito. Aspettiamo di leggere le motivazioni della sentenza della Corte d'Appello ma proporremo senz'altro ricorso per Cassazione".

In serata, verso le 19, è arrivato anche l'esito della seconda sentenza d'appello di coloro che avevano scelto il rito ordinario, che ha visto l'assoluzione dell'ex consigliere regionale Marco Sorbara. La Corte d'Appello di Torino ha dunque parzialmente riformato la sentenza di primo grado del processo con rito ordinario sull'inchiesta Geena, relativa alla 'ndrangheta in Valle d'Aosta. I giudici hanno condannato invece a 10  anni di reclusione il ristoratore Antonio Raso, a 7 anni l'ex assessora comunale di Saint-Pierre Monica Carcea e a 8 anni l'ex consigliere comunale di Aosta Nicola Prettico e il dipendente del Casinò di Saint-Vincent Alessandro Giachino. Assolto l'ex consigliere regionale Marco Sorbara, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, perché il fatto non sussiste, e ordinata la sua liberazione dai domiciliari. Per quattro imputati le condanne sono state dunque confermate, anche se con pene ridotte, mentre per Marco Sorbara, ex consigliere regionale ed ex assessore alle Politiche sociali del Comune di Aosta per l'Union Valdôtaine, invece è stato assolto. 

In primo grado, Sorbara era stato condannato a 10 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. Questa volta è stato assolto con formula piena e ne è stata ordinata la liberazione dagli arresti domiciliari.