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Cultura e Spettacoli

Allo Splendor in onda il docufilm '(R)esisti': un tributo al personale sanitario regionale che ha combattuto il Covid-19

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Ieri sera al Teatro Splendor di Aosta è stato proiettato il docufilm (R)esisti – 50 giorni nell’inferno del Covid-19girato nei reparti dell’ospedale regionale dal regista Davide Bongiovanni.

Il tema della serata ruota attorno ai protagonisti della vicenda, gli operatori sanitari che hanno vissuto la prima fase dell’emergenza. Erano presenti gli infermieri, i tecnici del soccorso, un fisioterapista e un medico rianimatore, i quali hanno narrato le loro esperienze lavorative e personali riportandoci alla memoria i tragici momenti vissuti.

Il documentario di Bongiovanni, che non era stato ancora proiettato in Valle, rappresenta un racconto forte e ben dettagliato di come gli operatori sanitari regionali siano stati chiamati ad affrontare la prima ondata Covid-19 nel marzo 2020.

Ad aprire la serata l'assessore alla sanità Roberto Barmasse, cheda ex chirurgo - oltre che Assessore alla Sanità - ha analizzato la situazione attuale in cui versa il sistema sanitario regionale: "Il covid ha creato tanti problemi perché ha evidenziato quelle che erano a mio avviso delle carenze che avevamo anche prima del covid, il problema della fuga del personale non è una novità, ma il covid le ha messe in evidenza. Abbiamo una carenza importantissima di personale in particolare di personale infermieristico"

"C'era questa teoria in cui si pensava che il personale fosse troppo e andassero ridotti i costi e l'assistenza" poi prosegue "Siamo diventati un po' tutti dei numeri, è venuto a mancare il riconoscimento della professionalità del personale infermieristico."

L'Assessore continua il suo intervento con la promessa di riconoscere a fine maggio gli arretrati riguardanti le indennità mancanti al personale che è stato in forza ai reparti covid, per riconoscere anche economicamente il lavoro che è stato fatto. "C'è stata una scarsa attenzione alla programmazione, alla professionalità e alla valorizzazione delle persone e poi i risultati sono questi" ha chiosato ancora Barmasse.

La condizione in cui dagli operatori sanitari sono stati costretti a vivere in questi due anni di pandemia è stata drammatica e non accenna a migliorare: dai casi di cluster nei reparti ospedalieri purtroppo ancora frequenti, alla carenza di personale dovuta alle sospensioni, agli operatori contagiati dal virus nonostante i vaccini e fino alle dimissioni del personale rendono la situazione ancora più critica.

Una menzione più evidente forse l’avrebbe meritata anche la figura dell’operatore socio-sanitario, anch’essa in prima linea nella lotta alla pandemia. Oltre alla mancanza cronica di personale infermieristico, infatti, esiste un analogo problema proprio rispetto alla figura degli OSS, altrettanto impegnati e professionali in ambito sanitario.

Nonostante l’analisi oggettiva e il doveroso tributo, rimane in sospeso il “come” si potrà intervenire per sopperire a tali importanti carenze di organico, oramai croniche. Soluzioni definitive e risolutorie in vista non pare essercene.

Sabrina Olibano