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Cronaca

Alessandro Cecchetto rompe il silenzio: "ho ricevuto più di 15 mila minacce di morte, ma l'ho fatto per i miei figli"

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Dopo che anche il sindaco di Aosta Gianni Nuti si è messo di mezzo alla vicenda del cucciolo di Bovaro maltrattato, Alessandro Cecchetto, 39 anni, imprenditore di Aosta, ha deciso per la prima volta di rompere il silenzio, e di raccontare la sua versione dei fatti, in esclusiva, ad AostaNews24.

Signor Cecchetto come ha vissuto questo processo mediatico nei suoi confronti?

“L’ho vissuta in maniera preparata. Mi aspettavo che riavere il cane avrebbe creato un casino anche se non mi sarei mai immaginato che si arrivasse a certi livelli, ovvero di avere 2 minacce di morte al secondo sulla mia pagina facebook. Non avrei mai immaginato un’esposizione mediatica del genere, ma sapevo che riavendo il cane avrei fatto arrabbiare tanta gente. L’ho vissuta bene, per il semplice fatto che so benissimo che la gente parla solo perché sta dietro un monitor, ma il problema è tutta la gente che mi circonda, che l’ha vissuto come un incubo. Mia moglie si è spaventata, i miei genitori non dormono da due settimane, mia madre è arrivata a pesare 34 chili. Mio padre ha già fatto due infarti e non vorrei che rischiasse il terzo. Sono le persone intorno a me che hanno sofferto per questa vicenda. I miei cugini e i miei famigliari. Tanta gente mi chiede come faccio a stare sereno, ma se davvero avessi dato credito a quel che dice la gente mi sarei già appeso ad una trave”.

Ma lei è pentito di quel che ha fatto?

“Io sono pentito. Come ha detto l’istruttore, io ho agito per frustrazione. Ho incamerato tanto e quando ho visto il sangue sui miei figli sono esploso e ho spento il cervello. Tornassi indietro non lo rifarei. A mente fredda so di aver sbagliato”

Che rapporto ha adesso con il cane?

“Bellissimo, giochiamo sempre insieme, mi riempie di baci tutte le mattine. Pure questa mattina mi si è infilato nel letto mentre me e mia moglie stavamo dormendo. Lui dal primo giorno che è tornato a casa è tornato ad abbracciarmi e baciarmi. Il primo giorno è arrivato da me, mi è saltato addosso e non ha mai smesso di baciarmi. Ha riconosciuto la casa. Non mi vedeva da 6 mesi. Quando sono andato a prenderlo ero preparato a tutto, ho conosciuto i due signori che lo hanno preso in affidamento, mi spiace aver tolto loro il cane, mi spiace perché l’hanno trattato molto bene ed erano affezionati. Quando mi ha visto mi ha riconosciuto e mi ha riempito subito di baci. Certo, ma il bene dei miei figli però scavalca tutto”

Quante minacce di morte ha ricevuto?

“La scansione della rete è ancora in atto. La quantità è astronomica. C’è un team a livello internazionale che ci sta lavorando sopra. Tanta gente ha scritto di getto cose aberranti, tante persone poi le hanno cancellate. Ho assunto uno dei più esperti team informatici del mondo, per fare una ricerca dei post cancellati. Ieri mattina erano più di 15 mila”.

Lei ha intenzione di denunciare le 15 mila persone?

“Se fosse in mio potere sì. Noi cercheremo di presentare una querela ad ogni persona, ma mi hanno fatto capire che la giustizia mi riderebbe in faccia, perché è quasi al limite del ridicolo portare 15 mila persone in tribunale, anche se hanno commesso reati gravi. Hanno scritto di buttare acido sui miei figli, hanno scritto che li avrebbero scannati, di fare attenzione a portare i miei figli a scuola. Hanno scritto che vogliono stuprare mia moglie. Dei padri e madri di famiglia. Più dell’80% delle minacce mi sono arrivate da donne, e questa cosa mi ha lasciato perplesso”.

Cosa pensa della dichiarazione del sindaco di Aosta  Gianni Nuti?

“Anche lui ha frainteso la vicenda parlando di “trionfalismo”, però almeno ha dato una bordata dicendo che si sta creando tanto clamore per una cosa decisa dalla giustizia. Io non ho scavalcato la giustizia per riavere il cane. Mi hanno accusato di aver pagato il giudice. La messa alla prova me la meritavo. In 39 anni di vita non ho preso una singola multa per divieto di sosta. La questura lo sa. Io sono incensurato. I poliziotti sono arrivati a casa mia con 4 pattuglie. MI hanno trattato come un mafioso, io non penso che fosse necessario questo. Io non ho ucciso nessuno, so cosa ho fatto, e me ne pento, ma non sono un delinquente. I poliziotti hanno controllato la mia storia e hanno visto che sono una persona per bene e incensurata, e anche questo ha influito nella scelta del giudice. Non sono mai stato segnalato nemmeno per una multa”.

Ma questa foto è veramente “trionfalistica”?

Abbiamo vinto” è stata la prima frase che ha detto mio figlio quando siamo arrivato a casa. Mio figlio è anche il più empatico dei tre. È quello che ha sofferto di più la mancanza del cane in casa. Quello che ho scritto è quello che mio figlio ha detto con le braccia al cielo appena sono entrato in casa con il cane. Ero talmente commosso che ho voluto fare un post su facebook immortalando quella scena, ma non volevo essere trionfalistico. Io sono un amante del cinema. La mia vita è costellata da scene del film “la vita è bella” di Roberto Benigni. Quando ho conosciuto mia moglie gli ho sempre scritto “buongiorno principessa”. Mio figlio è un grande amante del film “la vita è bella”, come me e mia moglie. Quel “abbiamo vinto” non è niente di più che il fotogramma finale del film “la vita è bella” di Roberto Benigni. In questi mesi ho cercato di non far vivere ai miei 3 figli l’orrore di quello che stavo passando, proprio come fece Roberto Benigni a suo figlio nel film. I miei figli non hanno percepito nulla, e tornando a casa, trovando mio figlio che con naturalezza mi ha detto “papà abbiamo vinto”, mi sono commosso”. Questa è la storia di quella foto. Nonostante le minacce che subisco da 6 mesi ho fatto di tutto per nascondere ai miei figli il dramma che stavamo vivendo come famiglia. Ho fatto di tutto per fare in modo che non si accorgessero di nulla. Io ero pienamente convinto che il cane non l’avrei mai rivisto, e i miei figli ne avrebbero davvero sofferto. Vedere i miei figli soffrire per uno sbaglio che ho fatto io era una cosa che non avrei mai potuto accettare”.

Ma alla fine questo cane di chi è?

“E’ dei miei figli, l'ho comprato per loro ed è per loro che l’ho riportato in questa casa, sapendo anche cosa avrebbe comportato. La felicità dei miei figli viene prima di tutto, anche di me e della mia vita. Questa è la verità. Le persone che vorrebbero togliermi il cane non devono pensare che lo toglierebbero a me. Ma ai miei figli. Io mi sveglio ogni mattina alle 5, esco di casa alle 6 per andare a lavorare e torno a casa alle 19 di sera. Chi è che sta tutto il giorno in casa con il cane? I miei figli. Questo è il cane dei miei bambini e anche se ho sbagliato a fare quel che ho fatto, ribadisco, la loro felicità conta per me più di qualsiasi cosa”.

Simone Nigrisoli