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Cronaca

Accoglienza migranti: oltre 32 euro al giorno per una malagestione?

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Presi dalla pandemia qualche volta capita di dimenticare quanto altre priorità - che fino a ieri ci facevano discutere e spesso indignare - non siano scomparse, ma rimangano dimenticate in un limbo. Una di queste pare essere il tema dell'accoglienza dei profughi, specie se si pensa a quanti lati oscuri siano emersi, nel tempo, nella gestione del fenomeno nelle varie inchieste giornalistiche su tutto il territorio nazionale. E siccome la Valle d'Aosta, volente o nolente, fa parte dell'Italia, possono capitare degli episodi sui quali sorgano sinceri dubbi sulla gestione dell'accoglienza anche 'chez nous'. 

Così potrebbe accadere che nella piccola Valle d'Aosta, campione di autonomia amministrativa, una notissima cooperativa sociale - che negli anni si è dedicata anche all'accoglienza  - riceva dei controlli presso una struttura per i profughi da lei gestita e che da questi controlli non emerga esattamente la diligenza che ci si aspetterebbe. E questo a scapito anche e soprattutto di quei migranti che nella struttura - sita in un paese prossimo al capoluogo - ci hanno soggiornato. 

Pare infatti che questa estate, in giugno per la precisione, sia avvenuto un sopralluogo dei servizi prefettizi ad una struttura di accoglienza ed il verbale che ne è conseguito contesterebbe alla 'coop' una serie di mancanze - rispetto a quanto convenuto in appalto - tutt'altro che trascurabili. Mancanze peraltro reiterate visto che il monitoraggio non sarebbe il primo. 

Pare sia emerso come l'allogio adibito all'accoglienza fosse infestato da blatte e altri insetti che in passato avrebbero anche morsicato gli inquilini. Nonostante un primo controllo avvenuto nel 2019, ove già la prefettura intimava alla cooperativa di operare una disinfestazione accurata, al nuovo controllo avvenuto durante il giugno scorso la situazione non sarebbe sostanzialmente cambiata. Ma non solo, il quadro che emerge fa pensare ad un servizio di assistenza ai migranti decisamente carente rispetto a quanto pattuito in sede d'appalto e soprattutto, lo vedremo dopo, rispetto a quanto incassato dalla coop dalle casse pubbliche. Basti citare il servizio pasti e igiene personale per gli 'ospiti', che in origine sarebbe stato dovere della coop erogare, ma che per una decisione unilaterale della stessa sarebbe stato convertito in un'elargizione cash pari a 50 euro ogni 10 giorni cadauno (ovvero 4+1 euro al giorno) attraverso la quale i migranti avrebbero dovuto provvedere loro stessi ai propri fabbisogni primari. A ciò si sarebbero aggiunti 20 euro al mese per il vestiario, con la promessa da parte del gestore del CAS di fornire abiti adeguati ad ogni cambio di stagione, della quale però - al momento del controllo - non si aveva evidenza contabile salvo le dichiarazioni della coop stessa. Insomma, un'assistenza primaria ai profughi che la prefettura non esita a descrivere come carente nonostante già nel 2019 vi fossero stati dei controlli dai quali emergevano delle anomalie nella gestione. 

Le cose andavano meglio sul fronte dell'assistenza legale e all'integrazione dei profughi? Forse no, non proprio almeno.  In effetti, pare vi fosse da parte della coop una solo persona dedicata a ciò, peraltro ben preparata solo dal punto di vista della mediazione linguistica, ma carente per molti altri aspetti rilevanti, come appunto la capacità di orientare legalmente i migranti. Una figura questa - che chiameremo con il nome di fantasia 'Marisa' - il cui operato sarebbe poi difficile da tracciare con efficacia da parte della prefettura. 

Non solo, anche anomalie dal punto di vista della sicurezza: il manipolo di migranti si era appropriato del sottotetto dell'immobile montando una stufa e dei fornelli di fortuna a poca distanza dalle travi legno in una condizione di evidente pericolo incendi. E ancora il soprallugo decriverebbe ambienti sporchi, dove si riscontra incuria, disordine e probabilmente poca attenzione da parte degli inquilini ad un uso consono degli appartamenti a loro dati. Tutto questo senza un intervento incisivo della cooperativa, il cui ruolo sembrava limitarsi alla raccolta firma serale - peraltro non accurata nelle giustificazione in caso di assenza di un ospite - e alla liquidazione di un misero cash per i bisogni primari. 

L'elemento però che lascia più perplessi è la cifra che le casse pubbliche, ovvero la tasca dei cittadini, pagavano alla coop per questa gestione quantomeno controversa: 32,50 euro al dì. Ben oltre i 18/21 euro che, in linea di principio, sarebbe la tariffa attuale giornaliera dopo le riforme in tema di accoglienza volute dal governo Conte I. Questo sarebbe stato possibile perché la gestione del CAS da parte della nota coop non era passata sotto le forche caudine di un rinnovo attraverso appalto, ma dato in proraga in deroga a condizioni onerose per lo Stato similari a quelle dell'appalto originale.

Al momento pare che la gestione del piccolo centro di accoglienza sia da poco passata di mano, ma è possibile che per due anni si sia pagato una coop oltre 32 euro al giorno per migrante, perché questa ne girasse - se va bene - 5 al giorno cadauno per pagarsi e cibo e igiene personale? Possibile che nonostante i moniti alla coop di regolarizzare la gestione dell'ex Cas rispetto ai criteri previsti dall'appalto originale questo non sia avvenuto, lasciando quindi a carico delle casse pubbliche un costo drogato rispetto al servizio effettivamente reso? E' possibile che questo sia avvenuto nella nostra piccola Regione sempre così ben amministrata? 

Chissà che per una volta non si faccia chiarezza, per il bene dei cittadini che - come Pantalone - di solito pagano per tutti. 

Il Soldato Pedro