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Consiglio Valle, Centro Donne Antiviolenza nel mirino. Ipotesi della Lega: “parcelle inopportune pagate da donne in cerca di aiuto?”

di Giuseppe Manuel Cipollone

di Giuseppe Manuel Cipollone

Si potrebbero addensare ancora nubi intorno al Centro Donne contro la violenza della Valle d’Aosta. Dopo il caso, che ha avuto un’eco nazionale, sollevato dalla Presidentessa Annamaria Ventriglia, in cui venivano adombrati episodi – a dire il vero non ancora avvalorati da prove rese pubbliche – di pressioni psicologiche ricevute da donne che si sarebbero rivolte presso i consultori regionali, un altro controverso capitolo rischia di puntare nuovamente i fari sull’ente.

All’attenzione del Consiglio Valle, infatti, è stata presentata un’interpellanza della Lega Vallée d’Aoste, in cui il movimento mette nero su bianco un’ipotesi che – laddove risultasse verificata – metterebbe l’attuale dirigenza del Centro nella posizione di dover fornire più che una spiegazione. A firmare l’iniziativa il Capogruppo e il Vicecapogruppo del Carroccio, Andrea Manfrin e Erik Lavy.

Dopo una sommaria descrizione dei contributi pubblici destinati all’ente nel 2024, nelle premesse dell’interpellanza si legge un passaggio significativo, che così recita: “preso atto che sono giunte diverse segnalazioni che riferiscono di parcelle, fatte pagare alle donne vittima di violenza che si rivolgono al Centro Antiviolenza, anche con redditi bassi, da parte di componenti del Centro, per cause collegate alle violenze subite“.

La Lega chiede dunque se sia intenzione del Governo regionale approfondire “la legittimità” delle parcelle summenzionate e se vi sia volontà di attivare un meccanismo di assistenza legale gratuita per le donne che si rivolgono alla struttura.

Al di là della mera polemica, però, se tali parcelle – intestate ad un professionista legale collegato direttamente all’ente – dovessero effettivamente saltare fuori, è fin troppo evidente che si aprirebbe una rilevante questione di opportunità: è possibile che qualcuna fra le donne che si sono rivolte al Centro Antiviolenza in cerca di aiuto, sia poi stata dirottata per l’assistenza legale – a pagamento – proprio su un professionista che svolge un ruolo diretto all’interno dell’ente? E se questo è avvenuto, si tratta di comportamento opportuno prima ancora che legittimo?

Domande che potrebbero mettere in forte imbarazzo il Governo regionale, che sarà chiamato a rispondere durante il prossimo Consiglio regionale, stante almeno alla sussistenza dell’ipotesi formulata nell’interpellanza presentata dal Carroccio. Fatto sta che il braccio di ferro intorno alla gestione dell’ente pare iniziato e promette di avere ulteriori capitoli.

Giuseppe Manuel Cipollone