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Il vento dell'indipendenza trova l'appoggio del Parlamento Valdostano

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Indipendenza, libertà, autodeterminazione, oggi troppo spesso queste parole vengono usate e sciupate, sono più che parole, sono il sogno dell'autodeterminazione di ciascuno di noi nella realizzazione del proprio futuro, della libertà di scegliere cosa fare della propria vita, della libertà di dare un futuro sicuro e sereno ai nostri figli, della libertà di realizzarci come persone. Libertà che troppo spesso nella storia passata e recente sono state limitate, piano piano, di fronte alla nostra indifferenza, di fronte alla necesità di ognuno di noi di andare avanti, di pensare ad arrivare a fine mese, di pagare le bollette, i mutui, le spese, di pensare al futuro delle nosre famiglie, dei nostri figli.

I nostri bisnonni, e i nostri nonni hanno lottato per quella libertà, hanno lottato per quel meraviglioso sogno di libertà, e un popolo vicino al nostro, autonomo come noi, quello catalano, ha espresso la volontà di indipendenza, la volontà di esprimere democraticamente il proprio sì o il proprio no per una maggiore autonomia dal governo centrale spagnolo, rivendicando un diritto storico alla propria autodeterminazione. Noi possiamo dirci che è un altro stato, che è una questione estera, ma oggi pù che mai è una questione che ci riguarda da vicino, è una questione che dovrebbe farci rifltettere sul fatto se anche noi siamo pronti a lottare per una maggiore autonomia, o meglio per una vera e propria indipendenza, che non sia solo una concessione dallo Stato di maggiori libertà fiscali o economiche, ma che sia un vero e proprio sussulto di libertà e di autodeterminazione di un grande popolo come quello valdostano.

I principi su cui è fondato l’indipendentismo catalano fanno riferimento alla storia della Catalogna che già in passato sperimentò delle forme di sovranità e indipendenza. Le “contee” furono create durante l’Impero Carolingio e avevano una sovranità di fatto che proseguì fino all’11 settembre 1714, quando nel corso della guerra di successione spagnola i difensori di Barcellona, composti dalla Coronela, l’esercito regolare catalano, furono sconfitti dai soldati che appoggiavano Carlo VI d’Asburgo dopo 14 mesi d’assedio. La vittoria mise fine alle istituzioni catalane e il nuovo re impose un modello politico centralista simile a quello dell’assolutismo francese.  Quello che successe nel 1714 è il motivo per cui l’11 settembre di ogni anno in Catalogna si celebra la “Diada Nacional de Catalunya” e quello che spiega perché al minuto 17.14 delle partite di calcio del Barcellona i tifosi della squadra catalana fanno cori a favore dell’indipendenza.

Il primo partito politico indipendentista catalano fu fondato nel 1922 e l'anno successivo con l’inizio della dittatura di Primo de Rivera, cominciò una fase della storia spagnola di duro anti-catalanismo, che durò per tutta la successiva dittatura di Francisco Franco (1936-1975): durante il franchismo tutti i simboli che caratterizzavano la Catalogna furono soppressi o eliminati, incluso l’uso della lingua catalana. Nel 1979, quattro anni dopo la morte di Franco, fu approvato il nuovo statuto dell’autonomia catalana, che riconosceva la Catalogna come una comunità autonoma all’interno della Spagna. Lo statuto del 1979 rimase in vigore fino al 2006, quando fu approvato un nuovo statuto che garantiva alla “nazione” catalana maggior poteri, soprattutto in campo finanziario. Nel 2010, però, il Tribunale costituzionale spagnolo dichiarò l’incostituzionalità di diversi articoli del nuovo statuto, tra cui quello in cui la Catalogna veniva definita una “nazione”. Il 10 luglio 2010 a Barcellona si tenne una grande manifestazione per protestare contro la sentenza del Tribunale costituzional e appoggiata da quasi tutti i partiti politici del Parlamento catalano. Negli ultimi anni il consenso verso uno stato catalano indipendente è cresciuto e secondo i sondaggi effettuati dal Centro de Estudios de Opinión, organo del governo catalano incaricato di realizzare inchieste sulle intenzioni di voto, i favorevoli all’indipendenza sono passati dal 18,5% dell’ottobre 2007 al 34,6% di oggi, raggiungendo picchi vicini al 50% nel 2013.

I fatti degli ultimi giorni entreranno nella storia della Catalogna e della Spagna facendo tornare indietro ad anni bui non solo il regno spagnolo, ma l'Europa tutta e soprattutto le sue istituzioni che si sono dimostrate troppo tiepide nei confronti di un popolo europeo che chiede il diritto ad autodeterminarsi.

Le Parlement Valdotain hier soir a approuvé à l'unanimité une résolution qui affirme le soutien au parcours d'autodétermination du peuple Catalan. En particulier, le texte condamne les graves épisodes qui se sont produit et qui ont été mis en acte par le Gouvernement espagnol et la terrible tentative sans précédent d'arrêter avec tout moyen le parcours démocratique de liberté qui met en discussion le principe d'autodétermination des Peuples; exprime son plein soutien au peuple catalan et à son parcours de liberté et épanouissement politique, culturel, identitaire et linguistique dans une idée d'Europe des Peuples; invite les Institutions à œuvrer auprès du Gouvernement espagnol pour une solution pacifique et démocratique de la question catalane; souhaite que le peuple catalan puisse atteindre la pleine reconnaissance à l'Autodétermination qu'il revendique contre les attaques centralisatrices qui minent les droits et les prérogatives des Peuples; exprime les fortes préoccupations et la totale contrariété des Institutions et de la communauté valdôtaine face à ces attaques toujours plus manifestes et pressantes contre notre Autonomie, contre les Autonomies spéciales et les Régions.

"Il y a des peuples qui sont comme des flambeaux, ils sont fait pour éclairer le monde ; en général ils ne sont pas de grands peuples par le nombre, ils le sont parce qu'ils portent en eux la vérité et l'avenir" E. Chanoux.

Giovanni Pellizzeri