Tu sei qui

UV: “La Lega restituisca i 48 milioni agli italiani”

Data: 0 Comments

Continua la guerra mediatica tra Union Valdôtaine e Lega. Lo storico partito unionista, dopo la sentenza emessa dalla Corte di Cassazione, con cui ha chiesto il sequestro dei conti correnti del Carroccio, parte all’attacco chiedendogli la restituzione dei 48 milioni di euro. 

Dopo aver condotto una campagna elettorale speculando su possibili coinvolgimenti di altri in questioni giudiziarie e dopo aver invocato, ad Aosta, una ventata ’’ di aria fresca”, la Lega ed il suo Segretario sono chiamati a restituire 48 milioni e spiccioli, di denaro pubblico. 

La Lega, per molti mesi, non ha avuto esitazioni nel predicare la propria onestà, e nell’indicare, con l’indice teso e accusatorio, i presunti difetti degli altri. 

Tutto questo si è sviluppato in una sorta di parossismo collettivo privo di ritegno. Ne sono la miglior riprova le affermazioni della sua pasionaria, Spelgatti, in quel di Pontida, che hanno ben dimostrato che i leghisti tendono la mano a coloro che sono disposti a piegare il ginocchio davanti a loro ed a menare fendenti nei confronti di quelli che non si sottomettono. 

Nelle recenti elezioni la Lega ha lanciato, nei confronti dell’Union Valdôtaine una sequela continua di accuse, immotivate e false, elargendo teorie e menzogne di ogni genere con una violenza ed una distorsione della realtà preoccupanti. 

I Valdostani e gli Unionisti sono stati bersagliati da propaganda spocchiosa, supponente e ingannevole. Nel frattempo la Lega ha dissimulato accuratamente le sue magagne. 

Ora, però la recente sentenza della Corte Costituzionale ha scoperchiato il vaso di Pandora: la Lega e il suo s
egretario Salvini sono condannati a restituire un maltolto di 49 milioni di €.

Il tesoriere della lega afferma "la tempistica del verdetto fa pensare che diamo fastidio”. Non si riesce ad immaginare quali sarebbero, per lui, i tempi consoni, posto che dovrebbe essere lieto di aver scampato il periodo della campagna elettorale. 

Intanto il capo popolo leghista, assente (giustificato?) dal suo impegno al Consiglio dei Ministri, immerso nell’acqua di una comoda piscina, lancia la sua difesa e se, ad altri, egli avrebbe chiesto dimissioni immediate, chiamando in causa i temi della morale, della trasparenza e dell’onestà, nel suo caso brandisce la spada e pronuncia la fatwa contro la Corte, dichiarando "è un processo politico”. 

La pellicola del nuovo è già stata rapidamente riavvolta. Si riparte con lo stesso stile e gli stessi atteggiamenti d’antan. 

Ma da Salvini, che ha conquistato il successo con il motto "prima gli italiani”, gli stessi italiani si aspettano che ora, lui, prima di tutto, restituisca il maltolto”