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Politica e Istituzioni

Regione - La fretta ha partorito un'incompleta legge elettorale

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Giornata forse decisiva per il Governo Fosson, e per le sorti della legislatura. Alle 16.30 Rete Civica, che in Consiglio Regionale è rappresentata da Chiara Minelli e Albert Bertin, terrà una conferenza stampa per spiegare la loro proposta per riformare la legge elettorale regionale, al fine di garantire una maggiore stabilità di governo

La Valle d’Aosta è una delle poche regioni dove gli elettori non votano direttamente il Presidente, o governatore come si usa chiamarlo in questi anni. Introduzione del suffragio diretto del capo politico della Giunta ha garantito, in quasi tutte le regioni, dove è stato introdotto, una maggiore e duratura stabilità politica. Basta pensare al Piemonte o alla Lombardia, che dopo tale novazione al sistema elettorale, non hanno visto ne ritorni alle urne, ne cambi di maggioranza, se non per cause extrapolitiche (inchieste o condanne di natura giudiziaria).

La convergenza politica su questo punto è possibile e l’introduzione della norma, potrebbe essere fatta in modo relativamente veloce. Occorrerebbe un passaggio in commissione e una votazione in Consiglio Valle, ma per l’effettiva applicabilità devono trascorrere 3 mesi dalla delibera assembleare. Solo dopo tale termine la legge diventa applicabile in caso di indizione di elezioni anticipate.

Nel caso di specie, posto che  anche accelerando al massimo i tempi, le nuove norme potrebbero arrivare in Consiglio valle il 26 giugno, entrerebbero in vigore non prima del 26 settembre.  Dopo tale data il Consiglio si potrebbe sciogliere per andare a nuove elezioni con il nuovo  sistema elettorale. 

Ipotizzando che l’assise sia sciolta il 27 settembre le elezioni non si potrebbero tenere prima di 60 giorni, e si andrebbe a finire a domenica 1 dicembre.  Votare a dicembre sarebbe però una scelta suicida per il sistema Valle d’Aosta, poiché costringerebbe di fatto la Regione ad andare in esercizio provvisorio per i primi mesi del 2020, poiché il nuovo governo dovrebbe scrivere e far votare la legge finanziaria dopo il suo insediamento. 

La soluzione più logica sarebbe tornare al voto, con la nuova legge, nella primavera 2020, evitando la compagnia elettorale in piena stagione turistica o votare con l’attuale. 

Questa ultima ipotesi è caldeggiata soprattutto dalla Lega VdA, desiderosa di capitalizzare anche a livello regionale l’ottimo risultato ottenuto alle Europee del 25 maggio scorso, aspettare la nuova legge, forse obiettivo dei partiti autonomisti, usciti con le ‘ossa rotte’ dalle ultime consultazioni. 

Se la nuova legge elettorale porterebbe una maggiore stabilità politica ed una potenziale  maggiore efficacia nell’attività amministrativa, resta la grande incognita di come questa possa essere concretamente esercitata dall’attuale maggioranza allargata a Rete Civica, fino al ritorno alle urne.  

Nei prossimi mesi infatti dovranno essere prese importanti decisioni, anche decisive sul futuro della regione, come la quotazione in borsa di CVA, e il rinnovamento dell’impiantista per lo sci alpino, tra cui figura il collegamento intervallino tra la Val d’Ayas e la Valtournanche. Due temi che minano fortemente la stabilità politica, inquinato Rete Civica è su posizioni opposte rispetto all’attuale maggioranza.

Infine sul Consiglio Valle pende sempre la ‘scure’ della sentenza di Appello del Processo della Corte dei Conti sul finanziamento di 140 milioni di euro, erogato al Casinò de la Vallè dalla Regione, attesa per ottobre/novembre 2019. 

In primo grado ad Aosta furono condannati 18 tra consiglieri regionali ed ex, al risarcimento di 30 milioni di euro, per danno erariale. Se la sentenza fosse confermata e i condannati non pagassero il danno, per ricorrere al Terzo Grado di giudizio, scatterebbe per loro l’interdizione momentanea dai pubblici uffici per effetto della Legge Severino.

In questo caso uscirebbero dal Consiglio, i due presidenti Fosson e Rini, gli assessori Baccega, Testolin e  Borello,  i consiglieri di maggioranza Marquis, Farcoz e Bianchi, e di minoranza Restano, aprendo di fatto una frattura forse insanabile per le sorti della legislatura.

Andare a votare con l’attuale legge di fatto non garantirà la stabilità, anche con un responso elettorale diverso, il sistema proporzionale consente legittimante cambi di maggioranza, in caso di mutamenti di convergenze politiche.

Andare a votare subito o cercare una soluzione che possa garantire una maggiore governabilità comporta oneri non da poco, che di fatto ricadranno sulla comunità valdostana. Situazione che si sarebbe potuta evitare se l’ultima riforma delle norme che regolano le elezioni, varata di fretta dopo il clamore mediatico del caso Geenna, che entrerà in vigore il 20 giugno, avesse previsto l’elezione diretta almeno del Presidente.

Ancora una volta i cittadini pagheranno la scarsa lungimiranza politica di tutte le forze presenti in Consiglio valle.

 

Fabio Marongiu