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Mobilità avanzata - L'affannoso cammino del TPL

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Dal decreto legislativo 422 del 1997, che recependo le direttive europee circa la divisione fra proprietario di un’infrastruttura di interesse pubblico e fornitore del servizio, imponendo gare ad evidenza pubblica per la scelta dell’operatore, sono passati ormai venti anni. La regolare applicazione della norma dovrebbe aver ora dato i suoi frutti tanto attesi. Si sa che le privatizzazioni portano vantaggi in quanto a trasparenza, costi, efficacia ed efficienza dei servizi stessi. In generale possiamo dire che gli effetti più evidenti delle privatizzazioni così volute sono un progressivo depauperamento della qualità del servizio, una forte riduzione dell’ occupazione, contemporaneamente una crescente instabilità a fronte fi una paurosa contrazione dei livelli di stipendio e un aumento del costo dei titoli di viaggio. Gli effetti sociali, che sono un costo enorme per la società, ormai neanche si nascondono più. Tutto ciò a fronte di una qualità del servizio percepita in regresso.

Per quanto attiene la mobilità nazionale i dati parlano chiaro.

Tagli, ritardi, mezzi vecchi e lenti, guasti e disservizi: chi ogni giorno utilizza un mezzo pubblico di trasporto, sia esso tram, metropolitana, autobus o treno, è immerso in questo scenario. La decisione é di usare sempre più spesso l'auto o la moto privata. Questo è quanto emerge dai dati presentati da Legambiente nel convegno "Mobilità In-sostenibile. Obiettivi pubblici e ruolo dei privati per cambiare la situazione delle città italiane" Tra tagli, ritardi, mezzi pubblici vecchi e lenti, guasti e disservizi, l’offerta del servizio pubblico è ferma al palo. 

In Valle d'Aosta tutto ciò si evidenzia attraverso un costo pubblico sempre meno sostenibile, un incremento, anzi, un raddoppio, dell'età media degli autobus -peraltro quasi interamente pagati con finanza pubblica – accordata con le famose tre delibere 1944/45/46 del 2015 che al contempo concedevano un prolungamento di ben cinque anni dei contratti di servizio senza gara e senza un'opportuna revisione (al ribasso) delle tariffe unitarie e il cui valore complessivo vale quasi quanto l’elettrificazione, circa 75 milioni di euro. E bus per lo più vuoti.

Nelle grandi città italiane il mezzo di trasporto privato è quello preferito per gli spostamenti. Una tendenza confermata dai dati: negli ultimi anni è aumentata la quota degli spostamenti in auto, passata dall’8,1% del 2014 al’8,3% del 2015, mentre è diminuita quella effettuata con i mezzi pubblici, che è passata dal 14,6% (2014) all’11,7% nel 2015 (Fonte Cdp, Asstra). Tutto a discapito dell’ambiente e dei cittadini Eppure l’incremento di una mobilità collettiva sta alla base dell’accessibilità ai territori e ne è un fattore di sviluppo.

Certo, per il futuro con lo svilupparsi della trazione elettrica nelle automobili, gli incentivi affinché chiunque possa utilizzare i mezzi privati per spostamenti locali fino a nodi di interscambio e poi il mezzo pubblico, dovranno cambiare completamente registro.

Non ne mancano le possibilità né la competenza. Tuttavia va detto che la sfida diventerà sempre più impegnativa. Soprattutto se confrontata con l’immediato oltreconfine.

Maurizio Moscatelli