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“Lettera ad una professoressa precaria e madre“

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Riceviamo e pubblichiamo le riflessioni di Alessia Demé, SAVT Ecole, sul significato della giornata del 8 marzo.

 

Lettera ad una professoressa precaria e madre

8 marzo : che non sia solo un rito privo di significato 

A pochi giorni dalle celebrazioni mondiali per la “Giornata internazionale della donna”, quando alla vigilia dello 8 marzo mi soffermo a  riflettere ed a cercare di rispondere alla grande domanda:

“A che punto siamo rispetto alle pari opportunità?  È forse migliorata la situazione?....” non riesco ad esimermi dal parlarvi di qualità della vita di noi donne.

Come sindacalista ovviamente il mio bilancio pone la lente di ingrandimento sul tema del lavoro femminile, sulla disoccupazione di genere, sul precariato, sulle differenze salariali tra uomo e donna...

È durante queste riflessioni, che non posso tacere e voglio esprimere la mia solidarietà ad una collega professoressa della scuola secondaria di primo grado, che è madre di quattro figli di cui l'ultimo ha poco più di un anno. 

La signora in questione ha la fortuna (di questi tempi, ormai, parliamo di “fortuna”, anche se la signora ha una laurea in lettere classiche, è abilitata all'insegnamento, ha superato l'esame di piena conoscenza della lingua francese) di avere un lavoro, seppure precario: è supplente annuale in un'istituzione scolastica.

La signora ha anche la fortuna di avere quattro meravigliosi figli e di avere un marito al suo fianco.

La sfortuna ci mette, però, lo zampino e la professoressa  precaria deve faticosamente coniugare la sua professione di docente con la sua scelta di essere madre per la quarta volta. 

Fatica e fatica tanto la professoressa a gestire un bimbo che ha spesso  l'influenza e non la lascia riposare di notte, a seguire un adolescente alle prese con le versioni di greco e di latino, un'altra figlia con gli esami all'università.  

Accade così che si permetta di arrivare in ritardo ad una riunione di scuola obbligatoria e calendarizzata da tempo, che adduca a sua giustificazione il fatto di essere stata a fare la spesa.

Si arriva poi al “fattaccio” che la signora maldestramente (ed anche un po' ingenuamente, perché prima avrebbe dovuto rivolgersi per una consulenza alla sua sindacalista, poi al suo legale di fiducia e proteggersi meglio e di più) si presenti ad un impegno collegiale con il bimbo in braccio e pretenda di presenziare con il pargolo attaccato al collo. Era già capitato che allattasse nell'edificio scolastico non innanzi agli alunni  ma durante un collegio docente

Accade che il dirigente scolastico di ruolo le intimi pubblicamente di uscire dalla riunione, perché la presenza del pargolo non era ai sensi di legge.

Accade, al culmine di questa penosa vicenda che vede due dirigenti uomini allo scontro, che la signora torni a casa in lacrime per la stanchezza e che il di lei marito, dopo il turno notturno all'ospedale, si rechi a scuola ed aggredisca pubblicamente il dirigente scolastico.

Ora sappiamo dalle notizie di stampa che il dirigente ha sporto denuncia e che saranno le aule di giustizia a dirimere la vicenda dal punto di vista penale.

Precisando che condanno la violenza in ogni sua forma e che il dirigente scolastico che denuncia l'aggressione ha tutta la mia solidarietà, precisando che la parola su come sia andati i fatti spetta agli avvocati ed ai giudici, mi chiedo che cosa abbia fatto di tanto grave la professoressa e mamma e moglie perché si parli di lei come di un'insegnante che non sa rispondere ai propri doveri.

Mi risulta che fino a questo episodi, la professoressa , che insegna da parecchi anni (tant'è che la sua posizione nelle graduatorie degli abilitati è visibile a tutti  perché pubblicata sui siti delle varie istituzioni scolastiche)  non abbia mai ricevuto alcuna sanzione disciplinare

Alla vigilia dello 8 marzo, cara amica  professoressa e madre, in perenne equilibrio precario tra la scuola e la famiglia, ti esprimo la mia solidarietà di donna, perché se forse qualche volte hai zoppicato, se ti sei trascinata stanca di fatica, mai hai commesso un reato  e credo che non ti meriti di essere gettata in un tale incubo.

Se ti sei sentita rispondere “Questi non sono problemi miei” a me spiace e ti dico che, anche se non sono madre, i tuoi problemi di madre lavoratrice sono anche miei e che in questa celebrazione per i diritti delle donne ci auspichiamo insieme che il percorso per poter conciliare il lavoro e la famiglia diventi per tutte un po' più lieve per tutte.

 

 

Aosta, 2 marzo 2018                                                     Alessia Démé- segretaria SAVT ÉCOLE