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Filippo Gerard, ADAVA, replica a Pica sull’affaire Airbnb

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Filippo Gerard, presidente di ADAVA, replica alle accuse mossogli da al signor Pica sulla questione degli affitti brevi degli Airbnb 

 

Gentile Sig. Pica,

capisco che la necessità di alzare il livello della polemica utilizzando toni offensivi e diffamanti sia per lei un modo per ottenere maggiore visibilità, confondere ulteriormente chi legge queste sue invettive e screditare la mia figura e la nostra associazione agli occhi di quanti affittano i propri immobili in maniera regolare.

Proprio per questo rispondo alla sua lettera limitandomi a riportare esclusivamente dati, fatti ecircostanze verificabili, lasciando invece a lei le illazioni denigratorie e gli insulti.

Da sempre sottolineo che le nuove forme di ospitalità (e tra queste rientrano pienamente le locazioni turistiche brevi da parte di soggetti privati) sono una importante risorsa per il territorio e non una minaccia.

Parimenti, ritengo che le OLTA (Online Travel Agency), tra cui Booking.com, Expedia e Airbnb, siano semplicemente dei canali di vendita e degli importanti partner commerciali, tant’è che nel corso di un recente e cordiale incontro con i vertici di Airbnb Italia a Milano, a cui insieme al mio vicepresidente e al nostro direttore ho avuto modo di partecipare (e al quale lei, probabilmente, non è stato invitato dai suoi stessi referenti), ho auspicato che il portale di Airbnb venisse presto aperto anche alle strutture turistico alberghiere tradizionali.

Dal punto di vista prettamente giuridico, mi permetta invece di restituire al mittente l’accusa di ignoranza.

A differenza di quanto da lei erroneamente riportato, il D.L. 24 aprile 2017, n. 50 e il D.Lgs 79/2011 non sono delle norme di disciplina delle locazioni turistiche.

Il primo provvedimento contiene infatti disposizioni urgenti in materia finanziaria, tra cui l’introduzione della famosa cedolare secca al 21%, sulla quale, peraltro, aldilà delle dichiarazioni di disponibilità sugli organi di stampa, Airbnb non ha ancora versato al fisco nulla, anzi ha ingaggiato una battaglia in tribunale (Tar del Lazio e Consiglio di Stato) sulla legittimità di tale istituto.

L’art. 53 del D.Lgs 79/2011, invece, rimanda semplicemente alla parte di Codice Civile in materia di locazione di immobili cosiddetta “pura”, ovvero “la locazione di un appartamento (anche arredato e corredato di ogni bene mobile utile al suo proficuo utilizzo), senza servizi accessori di sorta (cambio biancheria, pulizia, colazione, ecc.)”. In questo caso, “il privato non deve avviare alcuna pratica presso gli uffici del Comune”.

Se, invece, “alla prestazione principale (l'uso dell'immobile) si aggiungono altri servizi, che fanno mutare il contratto: da una semplice locazione di unità immobiliare si passa ad un più complesso contratto (più o meno tipizzato), soggetto ad una propria disciplina pubblicistica ben chiara. Nel caso specifico, tale contratto è da ricondurre alla legge regionale 29 maggio 1996, n. 11 ‘Disciplina delle strutture ricettive extralberghiere’. Tale norma disciplina le strutture ricettive cosiddette extralberghiere, dettandone regole e limiti”. In sostanza, “è necessaria la presentazione di una SCIA ai sensi della legge regionale 29 maggio 1996, n. 11 presso il Comune, con caratteristiche diverse a seconda dell’attività che si intende erogare”.

PQuanto evidenziato in corsivo non è frutto di una mia interpretazione faziosa, ma ho testualmente riportato quanto contenuto nel documento elaborato dai legali del CELVA e pubblicato sul loro sito al seguente link: http://www.celva.it/datapagec.asp?id=1038&l=1

In ogni caso, indipendentemente dall’attuale previsione normativa, non abbiamo mai preteso che il privato che gestisce un numero limitato di appartamenti per mezzo del contratto di locazione turistica breve, anche nel caso in cui fornisca dei servizi accessori quali la fornitura e il cambio delle lenzuola, degli asciugamani o altro, apra partita iva e si assuma tutti gli oneri e gli adempimenti a cui sono soggette le nostre imprese turistico-ricettive. 

Altra cosa è ovviamente il caso in cui la disponibilità di appartamenti cominci a diventareimportante, ad esempio, una ventina (come potenzialmente potrebbe essere il suo caso specifico) e dove diventa dunque difficile sostenere non si tratti di una vera e propria attività di impresa, ancor più che il riassetto e le pulizie degli appartamenti siano effettuati in proprio dallo stesso conduttore senza l’ausilio di personale dipendente.

Da tempo, oltre ai già vigenti obblighi di notifica alla questura delle persone alloggiate (e lei sig. Pica sa bene che ad oggi il numero di appartamenti di privati accreditati sul portale alloggiatiwebdella questura è ancora notevolmente inferiore al numero di host da lei stesso dichiarati) come associazione abbiamo chiesto una revisione normativa che introduca pochi e semplici adempimenti:

1) Identificazione dell’offerta turistica

Una semplice dichiarazione di inizio attività presso il Comune di competenza e il rilascio di un codice identificativo da rendere visibile su ogni canale (on line o off line) in cui l’alloggio è promosso e commercializzato. 

2) Misurazione dei flussi turistici

Inserire gli arrivi e le presenze turistiche negli alloggi locati a fini turistici per periodi brevi nella misurazione statistica dei flussi ISTAT. 

3) Introduzione dell’imposta di soggiorno

Inserire l’obbligo di riscossione dell’imposta di soggiorno anche per le locazioni turistichebrevi.

Onestamente mi sembra veramente il “minimo sindacale” per avere un trattamento equo con gli altri operatori sul mercato.

Ora, visto che ci avete formalizzato tramite mail la vostra contrarietà all’introduzione di un codice identificativo e vi siete resi disponibili alla comunicazione delle presenze turistiche solo in forma aggregata, le confesso che faccio veramente molta fatica a non ricondurne la motivazione in un qualche ambito di tipo elusivo.

Infine, avendo anticipato in premessa che mi sarei limitato esclusivamente a dati, fatti e circostanze verificabili, vorrei concludere parlando di numeri.Attraverso gli organi di informazione lei dice di rappresentare attraverso la Home Sharing Club Valle d’Aosta quasi 2.000 host e che nel 2016 avete accolto 43.000 persone, generando 162.000 presenze e un fatturato di 3milioni e 240mila euro.

Purtroppo dobbiamo crederle sulla parola, perché non abbiamo alcuno strumento per verificare la veridicità di questi dati.Credo sia impossibile risalire a quale forma giuridica abbia adottato il vostro club, quali siano le regole che lo governano, chi siano gli associati, quali appartamenti conducano o avere anche solo un minimo riscontro ufficiale dei numeri e dei dati che periodicamente fornite agli organi di stampa. Nel nostro mondo, invece, è tutto tracciato e verificabileAttraverso una visura camerale di una struttura alberghiera di medie dimensioni lei potrà ad esempio rilevare che il fatturato totale da voi dichiarato alla stampa è a grandi linee pari a quello di un solo nostro albergo.Sempre in Camera di commercio potrà anche avere accesso a tutte le informazioni (composizione societaria, capitale sociale, dati amministratori, incarichi in azienda, bilancio di esercizio, etc.) di ogni singola impresa ricettiva.Presso i competenti uffici regionali, invece, potrà scoprire che il nostro comparto è composto da oltre 1.100 attività turistico ricettive con oltre 53mila posti letto, che nel 2017 sono state registrate oltre 3 milioni e mezzo di presenze e che ogni anno, insieme al mondo della ristorazione, vengono attivati quasi 10.000 contratti di lavoro.

Le assicuro che il mio obiettivo non è una crociata contro Airbnb o contro chi effettua delle locazioni turistiche brevi in piena buonafede e legalità, ma è semplicemente quello di rappresentare e difendere una categoria che contribuisce in modo determinante alla crescita economica e sociale della nostra regione e di chiedere a quanti operano in regime di concorrenza sleale e a lei che dice di rappresentare oltre 2.000 host (sul portale di Airbnb, ad oggi, risultano iscritti all’Home Sharing Club Valle d’Aosta 35 host), di farlo alla luce del sole.Le assicuro che non chiedo altro.

 

Filippo Gérard