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Il Consiglio Regionale dice no al Ceta

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Il Consiglio Regionale della Valle d'Aosta dice no al CETA,  l'accordo di libero scambio commerciale tra Unione europea e Canada. L'Assemblea Regionale infatti questa mattina ha approvato una mozione, con 31 voti favorevoli e 2 astensioni del Pd, che invita i Parlamentari valdostani ad esprimere voto contrario alla ratifica del Trattato.

"Abbiamo fatto nostro l'ordine del giorno presentato dalla Federazione regionale Codiretti della Valle d'Aosta volto a garantire un commercio libero e giusto e per un'Europa libera dal CETA (Comprehensive and Trade Agreement) - ha detto l'Assessore all'Agricoltura Laurent Viérin - il trattato che prevede l'abolizione dei dazi doganali e che contiene dei rischi per l'originalità e la qualità dei prodotti, in particolare nel settore dell'agroalimentare, con ricadute che potrebbero essere estremamente negative. Anche la Valle d'Aosta, che ha prodotti riconosciuti e garantiti, che è OGM free, ha il dovere di impegnarsi per contrastare questo trattato, sia per difendere i consumatori sia per tutelare la qualità e le denominazioni dei nostri prodotti. Non siamo contro il libero scambio, ma crediamo che questa sia una mozione di principio per affermare che una comunità è attenta all'identità, alla provenienza e alla qualità ed è contraria allo spregio delle regole che tutelano la salute e la qualità della vita delle persone". E per l'Assessore al Turismo Claudio Restano "L'identità, la qualità, la tracciabilità, la denominazione dei nostri prodotti sono i pilastri rispetto ad una strategia di promozione del territorio dal punto di vista turistico e commerciale. La caratterizzazione dei prodotti enogastronomici e la qualità ci permettono, infatti, di fare un'azione di marketing molto importante a favore della Valle d'Aosta. Il compito che dobbiamo svolgere è quello di tutelare le corrette pratiche commerciali, perché sono queste che penalizzeranno i nostri piccoli produttori. Il nostro compito è quello di rimarcare la nostra particolarità e la nostra autonomia prendendo una posizione forte su questo argomento".

Il no al trattato ha trovato spazio sia nei banchi della maggioranza ache della minoranza, tranne che per il Pd che ha deciso di astenersi, il Consigliere Paolo Cretier ha osservato "Il contenuto del CETA è molto pesante da sostenere, soprattutto per le realtà di montagna come la nostra. Le maglie dei controlli sono molto aperte rispetto a quelle italiane. È il consumatore che decide: nei momenti di crisi i prodotti di qualità vengono scartati per mancanza di denaro. Ritengo che ci si sarebbe dovuti confrontare prima in Commissione sulla questione del libero scambio. Non solo: essendo difficile valutare l'impatto dei cambiamenti previsti da questo trattato, abbiamo ancora tempo per un approfondimento in Commissione. Senza questo passaggio, mancano elementi di valutazione precisi, è pertanto difficile esprimersi su questa mozione".

Secca la replica dell'Assessore Viérin "Voler prendere tempo è una scusa per non decidere: l'argomento, per chi era interessato, è stato dibattuto nelle Commissioni. Se non approviamo oggi la mozione, la nostra posizione arriverà a "babbo morto", ossia a trattato ratificato dal Parlamento. Io credo che per la comunità conti che il Consiglio Valle si esprima e assuma una posizione, in un modo o nell'altro".

Ma cos'è il Ceta? Il principale effetto del trattato sarà l'eliminazione di gran parte delle tariffe doganali tra Unione europea e Canada,Sergio Berlato sul CETA: "L'accordo commerciale tra Canada e Ue penalizza il Made in Italy"
firmato in sede di Commissione europea il 30 ottobre 2016 introdurrebbe l’azzeramento di oltre il 90% delle barriere tariffarie nonché la semplificazione dei parametri che regolano il complesso standard nelle regole di produzione, protezione della qualità e dell’ambiente. Tale meccanismo semplificativo è stato fatto passare come una necessaria azione volta a promuovere il libero scambio internazionale e rinvigorire l’economia mondiale e con tale premessa il trattato è stato approvato dal Parlamento europeo il 15 febbraio scorso. Tale trattato per diventare effettivo deve essere ratificato da ogni Stato membro dell’UE pena la sua non effettività se solo uno Stato deciderà di non ratificarlo. Il Ceta introdurrebbe un sostanziale meccanismo di deregolamentazione degli scambi e degli investimenti che pregiudicherebbe in modo particolare la tipicità delle nostre produzioni agricole non più garantite da specifici controlli in merito alla sicurezza alimentare, ad una idonea tutela della salute sia dei consumatori che dei lavoratori del comparto. Inoltre tale accordo imponendo standard qualitativi al ribasso rispetto a quelli applicati per le nostre aziende agricole italiane e valdostane, andrebbe ad avvantaggiare le aziende estere che hanno costi di produzione nettamente inferiori. L'accordo se entrerà in vigore non garantirà più la salvaguardia di 250 marchi, tra Dop e Igp, su un totale di 291 che vanta attualmente il nostro Paese.

Il Ceta inoltre include l'Investment Court System (Ics), un sistema di risoluzione delle controversie sugli investimenti che permette alle imprese di citare in giudizio gli Stati e l'Ue dinnanzi a un tribunale speciale extra-territoriale. In sintesi, la giurisdizione viene sottratta alle istituzioni previste dalle costituzioni democratiche e "privatizzata", sradicata da qualunque relazione con la sovranità democratica. Inoltre il Canada non ha ratificato diverse convenzioni dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro, tra cui alcune delle Convenzioni fondamentali: la Convenzione sul diritto di organizzazione e contrattazione collettiva; la Convenzione sull'età minima per lavorare; la Convenzione in materia di sicurezza e salute dei lavoratori. In sostanza, si aggrava il dumping sociale, la concorrenza sulla pelle di lavoratori e lavoratrici. Il trattato aumenta i rischi per la salute a causa dell'applicazione del principio di equivalenza delle misure sanitarie e fito-sanitarie che consentirà ai prodotti canadesi di non sottostare ai controlli nei Paesi in cui vengono venduti. Ricordiamo che in Canada è impiegato un numero rilevante di sostanze attive vietate nella Ue.

g.p.


 

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